Cannabis & sustainable future

In 1941 Henry Ford, an oil magnate and automobile manufacturer, built a prototype vehicle in which the bodywork, interior and even window panes were made of hemp. This car weighed a third less and even the fuel that made it move was made of hemp.
In the 1930s this cannabaceae was an abundant source of raw materials for many sectors of the industry, certainly more sustainable for the environment than today. Italy excelled as the world’s top producer by quality and second by quantity exported.
But there had already been large international lobbying interests opposed to hemp.
With the advent of oil, plastic and paint began to be produced; the multinational Hearst manufactured newspaper from the wood of trees with a process that required large quantities of chemical solvents, supplied by the Du Pont chemical industry. The latter had also patented nylon for the production of stockings and tights and would have suffered much from the competition of the silky and breathable fabric obtained from the processing of hemp fiber.
The Du Pont and the Hearst paper mills then joined forces relying on the government aid of Harry Jacob Aislinger, head of the UN Commission on Narcotics. With a pounding press campaign prolonged for years cannabis, called since then with the name of “marijuana”, was accused of being responsible for all the most heinous crimes reported in the chronicle of the time.
Now that globalization is changing the world, communication and the dissemination of knowledge is much easier. We must not believe in those who cry more but use all the resources we can draw on and through our critical spirit make our lifestyle better and sustainable.
Now that globalization is changing the world, communication and the dissemination of knowledge is much easier. We must not believe in those who cry more but use all the resources we can draw on and through our critical spirit to make our lifestyle better and sustainable.

Nel 1941 Henry Ford, magnate del petrolio e costruttore di automobili, realizzò un prototipo di veicolo in cui la carrozzeria, gli interni e persino i vetri dei finestrini erano fatti di canapa. Quest’auto pesava un terzo di meno e anche il carburante che la faceva muovere era di canapa.
Negli anni ’30 questa cannabacea era fonte abbondante di materie prime per numerosi settori dell’industria, sicuramente più sostenibile per l’ambiente di quella odierna. L’Italia eccelleva in quanto primo produttore mondiale per qualità e secondo per quantità esportata.
Ma si erano già costituiti dei grossi interessi lobbistici internazionali che si contrapponevano alla canapa.
Con l’avvento del petrolio si incominciavano a produrre plastica e vernici; la multinazionale Hearst fabbricava la carta di giornale a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont. Quest’ultima aveva inoltre brevettato il nylon per la produzione di calze e collant e avrebbe risentito molto della concorrenza del tessuto setoso e traspirante che si ottiene dalla lavorazione della fibra di canapa.
La Du Pont e le cartiere Hearst quindi si coalizzarono contando sull’aiuto governativo di Harry Jacob Aislinger, a capo della Commissione delle Nazioni Unite sui Narcotici. Con una martellante campagna di stampa prolungata per anni la cannabis, chiamata da allora con il nome di “marijuana”, venne accusata di essere responsabile di tutti i delitti più efferati riportati dalla cronaca del tempo. Ora che la globalizzazione sta cambiando il mondo, la comunicazione e la diffusione della conoscenza è molto più facile. Non dobbiamo credere in coloro che gridano di più bensì usare tutte le risorse a cui possiamo attingere e attraverso il nostro spirito critico per rendere il nostro stile di vita migliore e sostenibile.