Redatto da: admin

Volevo scrivere personalmente due parole di riflessione su quello che sta avvenendo a livello nazionale e internazionale. Voglio bandire ogni teoria cospirazionista, e fare un po’ il punto della situazione.

Ho trovato nel sito www.tomshw.it (un sito di informazione tecnologica) due articoli interessanti apparsi in tempi non sospetti sulle nanotecnologie che pubblico:

2014 – anno di pubblicazione

Nanobot che viaggiano nel nostro corpo per curarci

Fonte: TOMSHW

Nanobot che viaggiano nel nostro corpo per curarci

Entro cinque anni potremmo avere una miriade di nanobot all’interno del nostro corpo, che potranno diagnosticare o curare malattie con un livello di precisione senza precedenti. Ci stanno lavorando gli esperti di bioingegneria presso l’Istituto Wyss della Harvard University e della Bar Ilan University di Ramat-Gan, in Israele.

Le prime cavie su cui sono in corso gli esperimenti sono gli scarafaggi, a cui sono stati impiantati vari tipi di nanobot a base di DNA, che sono in grado di eseguire le stesse operazioni logiche dei chip a base di silicio. Noti anche come robot origami, funzionano mediante piegatura e dispiegamento di filamenti di DNA, e si muovono all’interno del corpo degli insetti interagendo l’uno con l’altro analogamente alle cellule dell’insetto stesso.

Il ricercatore Daniel Levner di Harvard spiega che l’elemento chiave della ricerca è che i nanobot sfruttano le proprietà di legame del DNA. Per questo motivo possono essere progettati in modo da entrare in azione e rilasciare le sostanze che contengono al loro interno solo quando vengono a contatto con molecole specifiche, come per esempio quelle di una cellula malata.

I nanobot impiantati negli scarafaggi sono stati etichettati con marcatori fluorescenti, che i ricercatori stanno usando per valutare come agiscono. Dai dati risulta che la precisione nella somministrazione e nel controllo dei nanobot è equivalente a quella di un sistema informatico. “Questa è la prima volta che la terapia biologica è stata in grado di eguagliare il funzionamento di un processore nel computer” ha spiegato il co-autore della ricerca Ido Bachelet dell’Istituto di Nanotecnologia e Materiali Avanzati alla Bar Ilan University.

Il numero di nanobot impiegati nello studio è la discriminante rispetto agli studi precedenti perché, come spiega Bachelet, “più alto è il numero di robot presenti, più complesse sono le decisioni e le azioni che si possono fare. Se si raggiunge una certa soglia di capacità, è possibile eseguire qualsiasi tipo di computazione. In questo caso, siamo andati oltre quella soglia”.

Secondo gli scienziati è possibile portare la potenza di calcolo all’interno di uno scarafaggio a un livello simile a quello di un computer a 8 bit, equivalente a quello di un Commodore 64 o di un Atari 800 degli anni ’80.

Il DNA è già stato impiegato per la memorizzazione di grandi quantità di informazioni e nella creazione di circuiti per amplificare segnali chimici, ma queste applicazioni sono rudimentali rispetto al potenziale dei robot origami. “I nanorobot a base di DNA potrebbero un giorno essere usati per diagnosticare o curare malattie con un livello di precisione senza precedenti” spiega Levner. Si parla per esempio di trattamenti contro il cancro, mirati alle specifiche cellule tumorali.

2016 – anno di pubblicazione

Nanobot a controllo mentale dentro i nostri corpi

Fonte: TOMSHW

Nanorobot inseriti in un corpo viventi e controllati con il pensiero. Detta così sembra uno scadente film di fantascienza, eppure è proprio quello che hanno fatto i ricercatori dell’Università Bar Ilan e del Centro Interdisciplinare Herzliya, entrambi in Israele. L’obiettivo è trovare sistemi per somministrare medicinali localmente solo quando serve – in particolare per chi soffre di disturbi mentali.

I robot sono fatti di DNA e sono creati con una tecnica nota come “origami”, che consiste nel piegare i filamenti di DNA affinché possano compiere funzioni specifiche – ne avevamo parlato nel 2014. Sono sostanzialmente dei contenitori, che si aprono solo in certe condizioni.

L’idea è che possano trasportare medicinali, e che si aprano nel momento giusto e nel posto giusto; rispetto a come ci curiamo oggi la differenza è sostanziale, visto che i farmaci si diffondono in tutto il corpo ma solo una piccola percentuale è quella effettivamente necessaria – ma in compenso gli effetti collaterali si fanno sentire a livello organico. Si può prendere come esempio la differenza tra anestesia locale e totale.

Un altro tassello del mosaico è stabilire il momento in cui somministrare il farmaco. Chi ha disturbi neurologici per esempio a volte deve affrontare crisi che si presentano in modo irregolare (depressione, schizofrenia, bipolarismo, etc.). Sarebbe utile quindi che i nanobot già presenti nel corpo possano somministrare il farmaco – psicofarmaci in questo caso – solo quando serve.

Ed è qui che entra in gioco l’esperimento sul controllo mentale. I ricercatori hanno modificato i robot di DNA affinché si aprano in risposta a un campo magnetico. Dopodiché hanno usato un EEG (Elettroencefalogramma) per monitorare il cervello di una persona, e distinguere le attività cerebrali durante i calcoli matematici. Questo è il segnale poi utilizzato per attivare il campo magnetico di controllo. In altre parole, quando la persona faceva dei calcoli i robot davano la medicina. Il sistema funziona, come ha dimostrato un esperimento sugli scarafaggi.

Ma che c’entrano i calcoli matematici con la somministrazione di psicofarmaci? Niente, a meno che il malato non sia un genio della matematica particolarmente stressato. Questo è solo un esperimento che dimostra come il metodo sia effettivamente praticabile.

Per arrivare a un uso sugli esseri umani, è necessario trovare il modo di ridurre l’EEG affinché il paziente possa averlo addosso costantemente. Il paziente di solito non sente arrivare la crisi, ma la macchina potrebbe capirlo e attivare i robot per prevenirla. Secondo Sachar Arnon, uno dei ricercatori coinvolti, non ci siamo molto lontani. A quel punto basterebbe uno smartwatch, o un altro dispositivo indossabile, per attivare i nanobot.

Un sistema simile potrebbe cambiare profondamente la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità infatti quasi 450 milioni di persone soffrono di disordini mentali, e la loro condizione influenza direttamente e indirettamente la vita di chi sta loro intorno – non è eccessivo quindi affermare che si sfiorano i 2 miliardi di persone colpite da questo tipo di problema.

Sempre secondo la WHO, infatti, una famiglia su quattro ha almeno un membro che soffre di disordini mentali. Il problema è ulteriormente amplificato se si considera l’impatto sulla produttività e sull’economia di un intero paese, immaginando che il 25% della popolazione deve investire risorse per gestire una o più persone in queste condizioni. L’Organizzazione stima che il costo vada dal 3% al 4% del PIL nei pasi sviluppati, più i miliardi di dollari – impossibili da quantificare – in produttività persa.

Non può quindi sorprendere che si investa in ricerche che sembrano fantascienza.

Vorrei, inoltre, portare all’attenzione 2 passaggi di altrettanti interventi rispettivamente di Vittorio Colao, attuale MINISTRO DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA E DELLA TRANSIZIONE DIGITALE, e Roberto Cingolani, attuale MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, trovati in un video taggato novax che cercano di spiegare come si stanno impiegando le nanotecnologie e la radiofrequenza per curare determinate patologie attualmente.

Io non sono nè un tecnico nè un esperto ma, da quanto si apprende, è già da un po’ di anni che vengono inoculati dei micro robots (nanobots) guidati a radiofrequenza da remoto per curare alcune patologie tra cui il cancro. Fantastico! Peccato che questi robot microscopici possano essere utilizzati per rilasciare anche sostanze letali o allucinogene, o, ancor peggio, per uccidere l’ospite istantaneamente o un po’ alla volta. Non ci è dato sapere… Meditate…